Il Medioevo come vocazione

A Felice Moretti, studioso bitontino, è stata intitolata la biblioteca di San Leone Magno, con oltre 3000 volumi

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A due anni dalla scomparsa, è stata intitolata a Felice Moretti, apprezzato studioso di storia medievale, la biblioteca del convento di San Leone Magno. Un’iniziativa rivolta a rendere omaggio al suo impegno, profuso in tanti anni di ricerca.

L’evento s’inserisce nell’ambito di “Piccole biblioteche nascoste”, il progetto promosso da Nicola Abbondanza, presidente del “Cenacolo dei Poeti”, che mira a riportare alla luce e a promuovere tante piccole raccolte di libri della nostra città.

Chi era, dunque, Felice Moretti? Studioso riconosciuto da medievisti come Cardini e Frugone, era un terziario francescano della badia di San Leone Magno.

Il terzo ordine, pensato da San Francesco d’Assisi, è quello dei laici che vivono un’intensa spiritualità, leggendo quotidianamente il Vangelo e partecipandolo ai fratelli. I pilastri di quest’ordine sono la preghiera e la comunione fraterna. Il movimento fu approvato definitivamente da papa Niccolò IV, con la bolla “Supra montem” il 18 agosto 1289.

Moretti, oltre che studioso e ricercatore dell’età medievale, soprattutto del francescanesimo, direttore e membro del comitato scientifico della rivista “Studi Bitontini”, edita dal Centro Ricerche di Bitonto, ha fatto parte delle commissioni d’esame delle cattedre di Storia medievale presso le università di Bari e Foggia. È stato, inoltre, curatore della biblioteca del convento di San Leone.

“Moretti è stato un profondo conoscitore dei bestiari medievali, in modo particolare quelli della nostra cattedrale, tra i più raffinati e completi dell’arte del tempo”, spiega Stefano Milillo, direttore dell’archivio diocesano.

“Moretti li considerava la “Bibbia dei poveri”, in quanto nel medioevo i fedeli che non comprendevano il significato della messa in latino, recepivano attraverso questi simboli i dogmi della fede cristiana”, osserva il prof. Nicola Pice, studioso del mondo classico.

Ma oggi, nell’epoca di internet, ha ancora un senso dedicare la propria vita allo studio e alla ricerca?

Certamente sì. Basta rifarsi alla lezione di Machiavelli: lo studio del passato, degli autori classici e dei loro valori di “humanitas” e “virtus”, costituisce “la lezione delle antique”, cioè delle leggi universalmente valide e imperiture.

La biblioteca di San Leone Magno conserva quasi 3000 libri, di cui 2500 provenienti dal convento di Santa Maria di San Luca di Valenzano, 450 dalla vecchia biblioteca di San Leone e altri dal convento del Beato Giacomo di Bitetto.

Il riordino di tale patrimonio culturale si deve, oltre che a Felice Moretti, all’impegno di Nicola Abbondanza.