Scendere in campo? Meglio del talamo

Ciò che rende irresistibile la corsa alle poltrone delle campagne elettorali

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Deve esserci qualcosa di irresistibile nella corsa alle poltrone delle campagne elettorali: il potere, certo è importante, il denaro delle prebende, perfino la volontà di servire il popolo e di fare una corretta politica. Credo di aver capito. Ricordate?

L’adagio è notissimo e il suo senso molto spesso condiviso, non sempre, ma molto spesso. Diciamo che dipende dall’età. Chiedo scusa per il lemma contenuto nella locuzione, lemma un poco greve e addolcito solo dall’intonazione che vuol essere vernacolare con quella tronca affatto meridionale, anzi napoletana, per la precisione: “È meglio cummanna’ che fottere”. Traduciamo? Mi pare superfluo. Spieghiamo che il modo di dire proverbiale esprime una consapevolezza freudiana ante litteram circa la voluttà del potere che riassumerebbe sublimazioni in campo sociale delle più intime pulsioni o frustrazioni delle sfere sessuali e, più poveramente genitali.

Dicevamo che dipende dall’età. I maligni sostenevano e ancora ritengono che la, diciamo così, constatazione che sia maggior piacere nell’imperio che nella vita erotica come madre natura ce l’ha inventata discenderebbe dall’altra constatazione, fatale questa, che arriva ad una certa età, quando si registra una, per così dire, diminuzione della propensione e resistenza alle corvée d’amore, d’amore fisico. Ed è, generalmente, quella, l’età in cui si è fatta carriera e si può comandare. Come si potrebbe dire, usando una locuzione ormai usuale, “si scende in campo”, si lascia il talamo e si scende in campo. E allora arriva questa specie di premio di consolazione che la saggezza popolare sancisce con l’adagio in questione.

La scienza, talora, s’incarica di scardinare credenze, dissuadere dalle rassegnazioni, abbattere proverbi popolari. Leggo di una scoperta, quella di una proteina che sarebbe responsabile dell’accensione del desiderio sessuale: con un sistema biochimico complicato e sublime questa sostanza agisce da mediatrice, ma sarebbe il caso di dire da pronuba dell’incontro tra gli ormoni sessuali e la dopamina che è il neurotrasmettitore del piacere. Una congiunzione altamente erogena, ma a me piace dire erotica. Contenti? Dalla migliore conoscenza della “chimica dell’amore”, da questa scoperta possono scaturire interessanti indicazioni per la ricerca di sostanze di sintesi atte a stimolare il desiderio di sacrificare ad Afrodite: gli afrodisiaci, appunto. Qui la scienza umana ancora arranca, spaesata, tra soluzioni empiriche e al limite della stregoneria. Spigolando appuro che vanno dal peperoncino, spero mangiato, al corno di rinoceronte tritato, alle ostriche, alle orchidee. Non ci vengono fornite spiegazioni sulla posologia e sul modo della somministrazione degli ultimi due rimedi: azzardo che le orchidee siano mandate a casa della signora e le ostriche gustate con una sola goccia di limone per via orale e non il contrario. Sistemi obsoleti, come vedete, roba d’antiquariato. Domani, al massimo dopodomani, basterà un cachet e via con l’appagamento sublime della passione. Altro che comandare.

Meglio quell’altra cosa lì che non intendo pronunciare una seconda volta, tanto hanno capito tutti. Meglio perché si potrà fare sempre, quando ci aggrada, sperando che abbia preso la pillola stimolante anche la compagna o il compagno. E sperando che il partner, cocciuto, non voglia continuare a preferire il potere e il comando. Guardiamoci intorno, ce ne sono di testardi del genere, renitenti alla mutualità del desiderio e restii, comunque, alla voluttà del sesso preferendo le lascivie del potere, dell’imperio. Il popolo semplice e di gusti tradizionali non li capisce e tentenna: Ma come, dice, loro che possono? Non vogliono? È proprio vero che chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane. Altro grano di sapienza antica.

E quanto sarebbe utile e provvidenziale se taluni preferissero Afrodite alla politica, anche arrivati ad una certa età, quella in cui, tradizionalmente, ci si consola come da saggezza partenopea. Ma niente, cocciuti, tengono duro, vezzeggiando caparbi il loro ego ipertrofico a cui farebbe benissimo un poco di sesso scapigliato invece delle tante ambasce e di tante ansie della politica. E farebbe bene anche a noi se loro fossero più contenti a letto e meno altrove. Adesso che arriverà il farmaco miracoloso che riattizzerà braci assopite sotto la cenere degli anni, sarà anche facile e pratico. Bisognerebbe obbligarli per legge, almeno per San Valentino. Ma, già mi pare di sentirli, sarebbe una vergognosa legge liberticida. E, lo ammetto, questa volta avrebbero ragione.