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Lettera aperta all'ass. regionale Lomelo | Stampa |
di Comitato Promotore Alunni Genitori Docenti   
giovedì 29 novembre 2007
Egregio dott. Lomelo,
a seguito del suo invito, attraverso gli organi di stampa, di denunciare lo stato di precarietà e/o di carenza degli istituti scolastici siti sul territorio della nostra regione, noi docenti, alunni e genitori dell’Istituto Professionale per i Servizi Commerciali, Sociali e Turistici di Bitonto, siamo qui per adempiere a quella funzione che Lei stesso, per ben due volte, ha sollecitato a fare.
Contrariamente avremmo adottato altre strategie perché di questi tempi non è facile avere fede nei politici, perché spesso la politica è distante anni luce dai reali bisogni del cittadino. Il suo espresso invito, pertanto, ci ha ridato un po’ di speranza e ci fa intravedere un po’ di luce all’orizzonte.
La nostra scuola è nata alcuni anni fa con solo quattro classi che dipendevano dal “Don Tonino Bello” di Molfetta, in seguito è diventata una scuola associata al Liceo classico “Spinelli” di Giovinazzo ed attualmente fa ancora parte dell’I.I.S.S. di Giovinazzo. Quelle quattro classi sono diventate oggi ventuno con 430 alunni di cui 37 diversamente abili e il prossimo anno scolastico saranno non meno di venticinque con oltre 500 alunni ed una cinquantina di diversamente abili. La struttura che ci ospita è un bellissimo contenitore del 1400, ex convento, adatto per ospitare iniziative culturali di qualsiasi genere, per un museo sicuramente ma non idonea a fungere da edificio scolastico. Sessanta scalini da salire, ambienti tetri ed umidi, aule le cui pareti grondano umidità ed intonaci che si scrostano, insetti che piovono sui banchi, attratti probabilmente dagli ambienti umidi; una parte delle aule sono forzatamente definite tali, considerando che in uno spazio di non più di venti metri quadri sono ammassati oltre venti persone che per sei o sette ore al giorno devono tentare di prestare la loro attenzione. Altro che 1,90 mt. a persona! Palestra spoglia, bagni fatiscenti, impianti che lasciano molto a desiderare, nessuna uscita di sicurezza. Ciò nonostante siamo andati avanti lo stesso per anni cercando di costruire, di dare a quanti ci sono passati una dignità che altri ci negano. Attraverso i progetti P.O.N. i docenti hanno dotato la scuola di due laboratori informatici per l’indirizzo aziendale ed uno linguistico ed ora, anche volendo, non possiamo più realizzare nessun altro tipo di laboratorio perché mancano gli ambienti. Tre classi fanno lezione nel sottoscala e nel corridoio, non hanno la fortuna di avere nemmeno un’aula, così come verificato di persona dai funzionari della provincia. I docenti di sostegno non hanno nessun ambiente in cui realizzare i progetti fatti ad hoc per i nostri ragazzi diversamente abili; i docenti di Metodologie Operative non hanno un loro laboratorio dove esercitare la loro funzione, per cui sono costretti a fare solo lezione frontale, cioè teoria e basta. E i 70 docenti dell’Istituto devono accontentarsi di una sala di appena dieci metri quadri. Ovviamente nessun luogo per le riunioni o per le assemblee. Una splendida struttura che le istituzioni hanno l’ardire e l’arroganza di definire “istituto scolastico”.
Egregio assessore forse hanno ragione, ma non ci si rende conto che non siamo in un paese del terzo mondo, ma in uno evoluto, anche se nella parte bassa dello stivale.
Siamo coscienti che bisogna fare i conti con una cultura, prettamente meridionale, che assegna agli istituti professionali un ruolo ed una importanza di serie B rispetto a tutti gli altri istituti, ma ciò che ci amareggia di più è che a crederlo siano anche coloro la cui cultura e il cui intelletto dovrebbero supportare la nostra causa, invece…
Il risultato è che siamo sempre abbandonati a noi stessi, a lottare continuamente contro i mulini a vento, a tentare di abbattere quei mostri che tentano di ostacolare il nostro cammino. Tutto questo non certo per soddisfare i nostri bisogni, perché siamo allenati nell’arte dell’ arrangiarsi, ma per tentare di restituire ai nostri figli, ai nostri alunni, quella dignità che spesso la sorte ha sempre negato e la speranza che la possibilità che qualcosa nella loro vita possa cambiare sia sempre possibile. Lei sa benissimo qual è l’utenza degli istituti professionali, sempre grazie a quella pseudo cultura di cui prima; probabilmente conosce le difficoltà e i disagi con cui ognuno dei nostri alunni deve fare i conti giorno dopo giorno, sia nel loro contesto familiare che fuori. Sono ragazzi demotivati, poveri dal punto di vista culturale e psicologicamente fragili che aspettano che qualcuno tenda loro una mano. E quando questo accade, il muro della diffidenza crolla e il contatto è stabilito. La strada che porta al dialogo e all’apprendimento, anche se tutta in salita, è tracciata; la speranza del conseguimento del titolo di studio diventa a poco a poco certezza.
In questo lento processo di recupero i docenti, anche se in condizione di estremo disagio, tentano ogni giorno di fare la loro parte, occupandosi dell’ educazione, dell’istruzione e di quanto di loro competenza, ma anche le istituzioni devono fare la loro parte, per quanto di competenza. Spesso l’efficacia del lavoro dei docenti è strettamente collegata a quanto la struttura scolastica può offrire. Non è pensabile che uno studente demotivato e con problemi relazionali possa essere stimolato allo studio stando per tante ore in un ambiente tetro e per di più in un sottoscala o nel corridoio, se non addirittura in un’aula dove non gli è possibile nemmeno di alzarsi in piedi perché manca lo spazio. Frequentare una scuola fatiscente come la nostra, sortisce l’effetto di aumentare la loro rabbia, vanificando così tutti i nostri sforzi di stabilire un contatto serio, duraturo ed efficace, per un’azione didattica ed educativa che porti lo studente a riscattare la sua condizione primordiale.
Egregio assessore, sappiamo bene che molti istituti della regione soffrono di carenze strutturali che andrebbero sanate, ma se Lei avrà la bontà e l’accortezza di documentarsi sulla nostra reale condizione, si renderà conto che al di sotto di una tale soglia di degrado, qual è la nostra,  non è possibile nemmeno immaginare altre strutture scolastiche.
Noi non le chiediamo ciò che non è realizzabile in tempi brevi come la costruzione di un istituto professionale a Bitonto, alla cui realizzazione non sarebbe male se si cominciasse a pensare, ma almeno che ci siano affidate delle aule degne di tal nome che possano accogliere dignitosamente i nostri alunni, attualmente alloggiati nei corridoi, onde permettere loro di portare a termine quest’ anno scolastico nel modo più sereno possibile. Ovviamente per il prossimo anno scolastico saranno necessarie ancora altre aule per quel naturale e costante aumento di alunni che ogni anno chiedono di iscriversi alla nostra scuola.
Sperando che qualcuno si occupi anche dei figli di un Dio minore, e di un suo graditissimo riscontro,
distintamente La salutiamo.
Il Comitato Promotore
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